Cronaca
ROMA 14enne muore in un campus estivo: è giallo
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ROMA 14enne muore in un campus estivo: è giallo.
ROMA 14enne muore in un campus estivo. I soccorritori ne hanno ritrovato il corpo, senza vita, nell’area soggiorno di un agriturismo a Lidarno, alle porte di Perugia. Il ragazzo, romano dell’Aurelio, sarebbe morto nella notte tra mercoledì e giovedì. A stroncarlo un malore, le cui cause sono al momento ancora tutte da chiarire. Ci penserà l’autopsia, prevista per oggi in giornata all’ospedale Santa Maria della Misericordia. Solo allora si capirà se si è trattato di un malore improvviso o se il ragazzo soffriva di qualche patologia sconosciuta anche ai genitori.
Il ragazzo si trovava nell’agriturismo assieme ad altri giovani partecipanti a un campus estivo organizzato da una cooperativa romana. Arrivata domenica scorsa, la comitiva sarebbe stata impegnata in corsi d’inglese e attività all’aria aperta fino al 31 luglio. Già la notte precedente il 14enne non era stato bene, motivo per cui era stato spostato in un’area comune provvista di divano letto. Intorno alla mezzanotte tra mercoledì e giovedì, uno degli operatori della cooperativa lo ha trovato privo di vita. Sul posto sono dunque immediatamente giunti i carabinieri di Ponte San Giovanni, il 118 e il medico legale Anna Maria Verdelli.
Ai militari, i responsabili del campus hanno raccontato di aver avvertito i genitori dei malori accusati dal ragazzo fin da mercoledì. Malori che evidentemente nessuno ha ritenuto molto gravi, visto che non sarebbe stato chiamato neanche un medico. Malori che, secondo le informazioni raccolte dai carabinieri, al lavoro fin dalla notte tra mercoledì e giovedì per ricostruire le ultime ore di vita del quattordicenne, sarebbero proseguiti per tutta la giornata prima di concludersi tragicamente in tarda serata.
Adesso sarà dunque l’autopsia a dover fornire le prime risposte importanti. Proprio per poter conferire l’incarico al medico legale Sara Gioia, la Procura ha aperto un fascicolo. Solo una volta noti i risultati dell’esame, si potranno eventualmente richiedere ulteriori approfondimenti. I genitori del ragazzo, hanno ribadito in più occasioni ai carabinieri di essere all’oscuro di possibili patologie pregresse.
Cronaca
Prime dieci sospensioni effettuate
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Rientro amaro per alcuni studenti romani che ieri hanno ripreso le lezioni in presenza, mentre sono iniziate le sospensioni per coloro coinvolti nelle recenti occupazioni. Al liceo classico Virgilio, la sanzione ha colpito un solo studente per la sua partecipazione a varie mobilitazioni, inclusa una protesta in cui è stata bruciata una foto del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Per lui sono stati disposti 10 giorni di sospensione, con la curiosità su eventuali misure disciplinari per gli altri coinvolti.
Al liceo Cavour, dieci studenti hanno subito sanzioni, la cui durata è iniziata ieri, sebbene l’obbligo di frequenza sia mantenuto. I ragazzi hanno infatti organizzato un sit-in di protesta contro le “misure di repressione”, evidenziando le punizioni disciplinari che comportano fino a 15 giorni di sospensione, ore di volontariato con la comunità di Sant’Egidio e letture di “Il maestro e Margherita” di Bulgakov e “Contro il fanatismo” di Amos Oz.
I DANNI
Il tema delle sanzioni è strettamente legato al risarcimento danni. I collettivi studenteschi stanno attivando raccolte fondi anonime per evitare che solo pochi vengano identificati come responsabili. Al Morgagni sono stati raccolti oltre 4700 euro, mentre al Virgilio la somma ha superato i tremila. Due studenti del Visconti sono stati individuati come responsabili sulla base di una foto pubblicata su Instagram e dovranno coprire un risarcimento di 7200 euro. Gli studenti di Visconti avvertono che, in caso di mancato risarcimento, potrebbero affrontare un processo penale con la costituzione di parte civile da parte del ministro Valditara.
LA RIAPERTURA
In contrasto, il rientro per gli studenti del liceo Gullace di Roma è stato più gratificante, poiché sono tornati nella sede centrale dopo due mesi di chiusura. La struttura di piazza dei Cavalieri del Lavoro era stata chiusa per lavori di messa in sicurezza sismica. Dopo disagi legati a incendi e trasferimenti, dal 7 gennaio l’edificio ha riaperto, accogliendo nuovamente studenti con 22 aule riattivate. Daniele Parrucci ha spiegato che sono stati forniti banchi e sedie mancanti, e che sono stati eseguiti interventi di manutenzione per garantire l’operatività dell’edificio in sicurezza.
Cronaca
Furti e aggressioni nelle abitazioni di coppie di anziani, arrestata la banda
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Pericolosi, violenti e specializzati in furti in abitazione. Cinque banditi sono stati arrestati dai carabinieri di Frascati dopo aver messo a segno otto colpi tra Grottaferrata, Centocelle e Fidene tra l’11 e il 27 novembre. Le indagini hanno incluso pedinamenti, intercettazioni telefoniche e satellitari. La “centrale operativa” della banda era situata nel campo rom di via dei Gordiani, dove è stato arrestato il capo, Luigi D. G., di 54 anni, insieme alla compagna, Laura M., di 34 anni. Tre altri complici, già in carcere per reati analoghi, erano Valentino M., di 27 anni, Florin T. e Alex M., entrambi di 24 anni.
LA SEQUENZA
La banda operava con modalità collaudate. A bordo di una Jeep Renegade noleggiata, il capo accompagnava i complici nei luoghi dei furti, prendendo di mira abitazioni di anziane coppie. Il primo allarme era scattato l’11 novembre a Grottaferrata, dove hanno fatto irruzione in due appartamenti, rubando oggetti per un valore di 10mila euro. Una vicina, insospettita, ha fotografato la targa del veicolo, attivando il “Targa System”. Dopo, i ladri hanno continuato a colpire, aggredendo anche un anziano in casa sua il 16 novembre con minacce di morte.
SOTTO LA LENTE
Le indagini non si fermano qui. Le utenze telefoniche del capo e della compagna continuano a essere monitorate anche dopo gli arresti. I complici detenuti hanno contattato Luigi D. G. e Laura M. tramite telefoni a loro disposizione in carcere. Nelle conversazioni registrate, hanno chiesto aiuti economici e minacciato di denunciarli se non ricevessero supporto. Gli investigatori stanno dunque esaminando un secondo filone d’indagine riguardante il traffico di telefoni e sim all’interno delle carceri.
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