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ROMA – Deliveroo verso i 3000 ristoranti, un’istituzione per la capitale

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ROMA – Deliveroo verso i 3000 ristoranti, un’istituzione per la capitale

Deliveroo sta per toccare quota 3.000 ristoranti a Roma

Questo l’obiettivo che la piattaforma leader dell’online food delivery conta di raggiungere entro la fine del 2021. Dati, questi, che testimoniano la crescita del servizio nella Capitale che, in questi anni, sembra essere stata attraversata da una vera e propria hamburger-mania. Per fornire una percezione reale di quanto hamburger sono stati ordinati in questi anni basti pensare che, messi in fila uno di fianco all’altro, gli hamburger venduti coprirebbero ben tre volte la superficie del Colosseo. In occasione del quinto compleanno di Deliveroo a Roma, la piattaforma traccia il profilo dei suoi primi cinque anni in città: nell’ultimo anno sono aumentati del 40% i ristoranti romani che hanno deciso di affidarsi al servizio di Deliveroo ed entro la fine dell’anno la piattaforma si aspetta di superare la soglia dei 3.000. Una crescita che dimostra come il servizio abbia rappresentato un’ancora di salvezza per i ristoranti, messi a dura prova dalla pandemia e dalle relative restrizioni introdotte. Roma è anche una delle prime città in cui Deliveroo ha lanciato il servizio di consegna di prodotti, freschi o confezionati, da supermercati. Oggi sono presenti in piattaforma circa 70 negozi – tra cui Carrefour e Fresco Market – dove i clienti di Roma possono fare la spesa online e ordinare quei prodotti che spesso mancano in cucina. 

L’importanza della tradizione

Per quanto riguarda gli ordini di cibo dai ristoranti, i romani ordinano per lo più a cena (74%). Dopo l’hamburger, pizza e sushi sono i piatti in testa alle preferenze. Mentre, per quanto riguarda i supermercati, gli articoli best-seller sono frutta, latte, uova e birra. A questo proposito è intervenuto Matteo Sarzana, General Manager di Deliveroo Italia.  “Roma è la seconda città in Italia dove il nostro servizio è stato lanciato. Anche per questo, siamo profondamente legati a questa città che ha fatto da pioniere per lo sviluppo di Deliveroo in Italia. La tradizione gastronomica romana è nota in tutto il mondo. Noi siamo orgogliosi di poter dare il nostro contributo allo sviluppo e all’innovazione del settore della ristorazione in città e sostenere i ristoranti partner in una fase così difficile. Vogliamo continuare a crescere ed investire su Roma e a continuare ad offrire in città la miglior esperienza di cibo a domicilio possibile”.   “Siamo partner di Deliveroo ormai da anni – ha dichiarato Alessio Tesciuba di Daruma Suschi – e abbiamo potuto apprezzare la qualità del servizio, che da canale di fatturato parallelo e incrementale, è diventato a causa della pandemia una delle poche possibilità per continuare la nostra attività e restare in contatto con i nostri clienti. Deliveroo ha cambiato il rapporto dei romani con il cibo e anche il rapporto dei ristoranti con i propri clienti. E lo ha fatto in meglio. Tornare indietro, adesso, sarebbe impossibile”.

 

 

Cronaca

Cicalone, fa rosicare i rosiconi e dà voce a chi non ce l’ha. “Altro che divano, provateci voi!”

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Cicalone, fa rosicare i rosiconi e dà voce a chi non ce l’ha. “Altro che divano, provateci voi!”

Cicalone è tornato a colpire, e i rosiconi da tastiera possono solo mordersi le mani! Il noto youtuber, che da anni gira le periferie più dimenticate d’Italia per mostrare al mondo quello che nessuno vuole vedere, sta facendo impazzire chi lo critica stando comodamente seduto sul divano. Con i suoi video crudi e senza filtri, Cicalone porta alla luce volti, storie e persone che per troppi sono invisibili: ragazzi sfruttati, usati come pedine da chi vuole fare la morale o raccattare qualche like, ma che in realtà non ha mai messo piede in quei posti. E allora ben vengano personaggi come lui, che hanno il coraggio di accendere i riflettori su un’Italia che fa paura, ma che esiste eccome.

Cicalone dà voce agli invisibili: e i rosiconi rosicano

Cicalone non fa video per fare il figo o per raccattare visualizzazioni facili. Lui va dove gli altri non osano: nelle periferie abbandonate, tra palazzoni fatiscenti e strade che sembrano uscite da un film distopico. Qui incontra persone che la società ha dimenticato: giovani in preda all’alcol o a sostanze, spesso sfruttati da chi li usa per i propri scopi – che sia per fare propaganda politica o per sentirsi “impegnati” senza muovere un dito. Cicalone non giudica, non fa la morale: mostra e basta. E questo dà fastidio a chi preferirebbe tenere tutto sotto il tappeto. “Sta spettacolarizzando il degrado!”, strillano i rosiconi sui social. Ma la verità è che Cicalone sta facendo quello che loro non hanno il coraggio di fare: dare un volto e una voce a chi non ce l’ha.

Altro che chiacchiere: Cicalone rischia la pelle

Parlare è facile, ma provateci voi a stare faccia a faccia con questi ragazzi! Cicalone non gira con una scorta, non ha uno staff che lo protegge: va da solo, con la sua telecamera, in posti dove un litigio banale può trasformarsi in una tragedia. Ragazzi strafatti di alcol o sostanze, che in un attimo di rabbia possono diventare pericolosi, anche per motivi stupidi. “Vorrei vedere i più ardimentosi dei rosiconi qui, a fare i fenomeni davanti a un tizio che ti fissa con un coltello in mano”, si legge in uno dei commenti dei suoi fan. E come dargli torto? Cicalone rischia la pelle per mostrare una realtà che fa comodo ignorare, mentre i criticoni se ne stanno al sicuro, a pontificare dal loro salotto con l’aria condizionata.

Sfruttati e dimenticati: Cicalone accende i riflettori

Il vero scandalo non è Cicalone, ma quello che mostra. In queste periferie, le persone non sono solo invisibili: sono sfruttate. Vengono usate come simboli da chi vuole fare la vittima o da chi cerca di raccattare consensi, senza mai fare nulla di concreto per aiutarle. Cicalone, invece, non promette soluzioni miracolose: il suo obiettivo è semplice ma potente: portare attenzione su un fenomeno che tutti fingono di non vedere. E ci riesce alla grande, con video che fanno milioni di visualizzazioni e che costringono anche i più distratti a fermarsi e guardare. Ogni volto, ogni storia che racconta è un pugno nello stomaco, ma è un pugno necessario. Perché se non ci fosse lui, chi parlerebbe di questi ragazzi?

Cicalone, un eroe moderno: i rosiconi si arrangino

Mentre i rosiconi continuano a blaterare, Cicalone va avanti per la sua strada, e meno male! Non si piega alle critiche di chi lo accusa di “sensazionalismo” o di “mettere in pericolo” le persone che filma. La verità è che lui sta facendo un lavoro che nessuno ha il coraggio di fare, e lo fa con una sincerità che spiazza. I rosiconi possono continuare a rosicare, ma Cicalone non si ferma: continuerà a girare per le periferie, a mostrare l’Italia che fa paura, a dare voce a chi non ce l’ha. E se questo vi dà fastidio, cari criticoni, alzatevi dal divano e andate a fare qualcosa di utile, invece di sparare sentenze. Cicalone è un eroe moderno, e voi siete solo invidiosi. Punto.

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Immaginate se anziché Prodi, a tirare i capelli fosse stato un esponente del centrodestra

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Immaginate se anziché Prodi, a tirare i capelli fosse stato un esponente del centrodestra

Immaginate se il gesto fatto da Romano Prodi, azione abbastanza ignobile, di tirare i capelli a una giornalista, la quale ha tutto il diritto di fare una domanda lecita, fosse accaduto a un esponente del centrodestra.

Immaginiamo se, al posto del “Mortadella”, presidente del consiglio che ci ha affossato con l’entrata nell’Euro, oltre alle svariate privatizzazione che hanno impoverito l’Italia, al suo posto ci fossero stati il presidente del Senato Ignazio La Russa, oppure quello della camera Lorenzo Fontana, o ancora Fabio Rampelli.

Cosa sarebbe accaduto, mediaticamente parlando, se qualche esponente della destra, avesse tirato i capelli a una giornalista? Facile e anche troppo scontato: tutti i giornali del mainstream vicini all’aria progressista, avrebbero fatto dei titoli e delle considerazioni molto più severe, appellandosi al maschilismo, all’urgente bisogno di sconfiggere il patriarcato, al fatto che la violenza fascista è sempre dietro l’angolo ecc…

La mancanza di rispetto per i giornalisti non ha colore, e invece tutto tace nelle redazioni della Repubblica e al TG3.

E allora ci viene da dire dove sta il giornalismo, dove sta la libertà? La verità è che ognuno tira l’acqua al suo mulino, omettendo spesso la verità fattuale.

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