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WILLY Gabriele Bianchi dal carcere: “Non l’ho ucciso io, non l’ho nemmeno toccato”

WILLY Gabriele Bianchi risponde alle accuse. E rivela il nome dell’assassino del giovane capoverdiano

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WILLY Gabriele Bianchi dal carcere: “Non l’ho ucciso io, non l’ho nemmeno toccato”

WILLY Gabriele Bianchi si difende. Lo fa attraverso una lettera scritta in carcere e inviata all’Adnkronos. In cui scarica tutta la colpa dell’omicidio su un altro degli imputati. “Non ho toccato Willy nemmeno con un dito – scrive – A causare la morte di quel ragazzo pieno di vita è stato unicamente e veramente Francesco Bellegia“. Il giovane, accusato di omicidio volontario, ha voluto così difendere il fratello Marco: sarebbe stato quest’ultimo infatti, secondo gli inquirenti a sferrare al 21enne il calcio fatale. Cosa che invece, a parere dei Bianchi, avrebbe fatto Bellegia.

Ha provocato lui la lite quella notte – prosegue Gabriele – ha colpito Willy con un calcio al collo mentre stava per alzarsi. Poi, mentre nella sala d’aspetto dei carabinieri lo incalzavamo, ha negato ogni responsabilità e anzi ci faceva segno di stare zitti. E adesso è l’unico di noi quattro a trovarsi dal primo momento ai domiciliari“.

Il giovane però non si scagiona completamente: “L’unica mia colpa, come ho detto anche al magistrato, è stata colpire l’amico di Willy, Samuele Cenciarelli“. Ma poi torna sull’episodio della sala d’attesa per accusare nuovamente Bellegia: “Mi chiedo perchè i carabinieri di Colleferro non abbiano messo a disposizione audio e video, in cui Francesco piangeva disperato, consapevole di aver commesso un crimine“.

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Tragedia nella sede della Guardia di Finanza per uso nocivo della pistola d’ordinanza

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Tragedia nella sede della Guardia di Finanza per uso nocivo della pistola d’ordinanza

Si è verificata una drammatica tragedia nella sede del comando generale della Guardia di Finanza a Roma, dove un finanziere di 26 anni è stato trovato morto martedì pomeriggio. Il giovane, originario di San Donato di Lecce, si è tolto la vita con la pistola d’ordinanza. L’evento è avvenuto poco prima delle 13 e sul posto sono intervenuti polizia e agenti della scientifica per i rilievi.

L’uomo, che aveva un trascorso nell’Esercito e si era arruolato nella Guardia di Finanza solo un anno fa, ha sparato all’interno degli alloggi. Al momento, l’ipotesi principale è che si tratti di un gesto volontario, sebbene gli investigatori non abbiano trovato nei pressi della tragedia biglietti o messaggi d’addio.

In memoria del collega scomparso, il sindacato italiano lavoratori finanzieri ha espresso parole toccanti: “Alcune persone le incontriamo per caso. Alcune persone camminano pian piano accanto a noi senza far rumore. Alcune persone, anche se ci sono state vicine per poco tempo lasciano nella nostra vita un vuoto. Alcune persone rimangono nei nostri cuori per sempre. La morte non è la più grande perdita nella vita. La più grande perdita è ciò che muore dentro di noi mentre stiamo vivendo.”

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Riflessioni sulla crisi delle panchine rosse e la necessità di un cambiamento urgente

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Riflessioni sulla crisi delle panchine rosse e la necessità di un cambiamento urgente

«Qualcosa sta fallendo, non stiamo compiendo quel cambiamento culturale che serve. Sono sgomenta come donna e come madre», ha commentato Monica Lucarelli, delegata alle pari opportunità della giunta Gualtieri, a seguito del femminicidio di Ilaria Sula. La Lucarelli ha evidenziato la giovane età delle persone coinvolte, sottolineando che il femminicidio è intervenuto a un anno e mezzo dal caso Cecchettin e a poche ore dalla tragedia di Sara Campanella.

Urgenza di un cambiamento

La Lucarelli ha chiarito l’urgenza di un cambiamento culturale, affermando: «Con le chiacchiere non si salvano vite». Ha descritto un contesto in cui ogni quattro giorni viene uccisa una donna, invitando a rivedere l’educazione all’affettività nelle scuole sin dalla prima elementare. Secondo lei, molte famiglie non sono in grado di affrontare la questione e, pertanto, è fondamentale che la società assuma la responsabilità di educare le ragazze a riconoscere segnali di pericolo.

Necessità di risorse

Lucarelli ha richiesto la creazione di case rifugio e fondi adeguati per supportare le iniziative anti-violenza. In particolare, ha menzionato il progetto “A scuola di parità” e i recenti sviluppi dei servizi anti-violenza a Roma, che mirano a mettere in sicurezza le donne a rischio. Tuttavia, ha rimarcato che i numeri delle donne supportate sono ancora troppo bassi e ha sollecitato un maggiore investimento.

Consapevolezza e coinvolgimento

La delegata ha anche condiviso le sue esperienze di violenza tra giovanissimi, avvertendo che molti percepiscono come normale il controllo nei rapporti. La Lucarelli ha espresso preoccupazione per le dinamiche di violenza tra giovani, sottolineando che «dietro queste azioni c’è poca consapevolezza dei propri diritti». Infine, ha criticato i simboli e le celebrazioni che non portano a un reale cambiamento, affermando: «Se la mattina dopo un femminicidio ti senti cambiato. Non servono se diventano celebrazioni vuote solo il 25 novembre e l’8 marzo».

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