Italia
Marta Fascina, violati i social della compagna di Berlusconi
Anche Marta Fascina vittima degli hacker russi? I dettagli della vicenda
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Marta Fascina derubata. La deputata in quota Forza Italia si è infatti vista sottrarre l’accesso al proprio profilo Instagram. I responsabili però non sarebbero gli hacker russi che nelle scorse ore si sono infiltrati in alcuni importanti siti italiani. La 32enne sarebbe stata invece vittima, ovviamente del tutto inconsapevole, di una truffa finanziaria. Una pratica molto diffusa, in cui ignoti, dopo essere penetrati nell’account, se ne impossessano e lo usano per condividere messaggi illeciti. In questo modo, approfittando anche della notorietà del proprietario del profilo, riescono ad accalappiare clienti, cui portano via ingenti somme di denaro.
MARTA FASCINA, I DETTAGLI DEL RAGGIRO
I post sono stati veicolati attraverso alcune ‘stories’. In essi compariva, dietro hashtag, il nome di un utente, tale Edwin Richardson, che i followers avrebbero potuto contattare, certi di essere condotti verso un investimento redditizio. “La mattina – si legge in uno dei messaggi – ho investito 1000 euro e in circa 2 ore ne ho guadagnati in tutto 6800“. “Non sono uno sponsor – recita un altro – l’ho provato io stesso e ho vinto“. Chi non si farebbe invogliare e ingolosire da una resa così alta? Oltretutto se si garantisce che “la probabilità di perdere è zero“? La speranza è che nessuno dei 20mila che quotidianamente seguono Marta Fascina abbia abboccato.
Cronaca
Giovane ferito con colpi di machete: un sospettato fermato per tentato omicidio
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Giovane ferito con colpi di machete: un sospettato fermato per tentato omicidio
Cronaca – La squadra mobile di Torino ha arrestato un giovane italiano poco più che ventenne con l’accusa di tentato omicidio, ritenuto il presunto responsabile del ferimento avvenuto a colpi di machete nel capoluogo piemontese di un giovane di 24 anni, aggredito mentre si spostava su un monopattino.
Secondo la ricostruzione degli eventi, la vittima è stata raggiunta da due uomini su motorino, uno dei quali è sceso dal veicolo e ha inflitto ripetuti colpi alla gamba sinistra. Le lesioni sono state così gravi che i medici hanno dovuto amputare la gamba durante un intervento chirurgico notturno.
Il sospettato è stato individuato in un albergo della città e portato in questura per essere interrogato dagli investigatori. Le motivazioni dell’aggressione sono ancora oggetto di indagine, così come sono in corso le ricerche del complice.
La vittima rimane ricoverata in ospedale in condizioni gravi, mentre le autorità continuano ad operare per fare luce su questo tragico episodio di violenza. Fonte
Cronaca
In Stato vegetativo per formaggio. A giudizio il pediatra
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Cronaca – Il bambino aveva mangiato un pezzettino di formaggio contaminato che gli aveva causato un’insufficienza renale acuta. La pediatra dell’ospedale dove era stato trasferito si era rifiutata di visitarlo, ritardando così la diagnosi. Da allora il bambino è in stato vegetativo e la famiglia ha continuato a chiedere giustizia, portando avanti la battaglia legale. La dottoressa del reparto di pediatria dell’Ospedale Santa Chiara di Trento è stata rinviata a giudizio, dopo che i genitori si erano rivolti a lei sette anni fa.
Il bambino aveva mangiato il formaggio in gita e si era sentito male. Dopo essere stato trasportato in ospedale, i medici decisero di trasferirlo al reparto pediatrico del Santa Chiara di Trento. La diagnosi della malattia causata dal batterio escherichia coli nel formaggio sarebbe stata ritardata di tre giorni, causando gravissime conseguenze al bambino. I pubblici ministeri hanno accusato la pediatra di lesioni e rifiuto di atti d’ufficio e la prima udienza del processo è stata fissata per il 24 aprile.
La battaglia legale era già in corso contro il caseificio responsabile della contaminazione del formaggio. Il legale rappresentante del caseificio sociale Coredo e il responsabile del controllo sono stati condannati per lesioni personali colpose gravissime. Ora la battaglia legale si sposta sul piano medico, con la famiglia del bambino che chiede un risarcimento per i danni subiti.
La famiglia del bambino si è costituita parte civile e chiede un risarcimento di oltre un milione di euro per il bambino e alcune centinaia di migliaia di euro per il padre, per compensare la perdita del rapporto con il figlio. La battaglia legale continua per garantire che tragedie simili non si ripetano in futuro.
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