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Cronaca

Sposi fuggiti senza pagare il banchetto, il matrimonio era ‘finto’

Sposi fuggiti senza pagare il banchetto, le ultime incredibili novità sulla vicenda

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Sposi fuggiti senza pagare il banchetto, il matrimonio era ‘finto’

Sposi fuggiti senza pagare il banchetto, il mistero si allarga. E nuove accuse sono pronte a pendere sul capo della coppia.

Tutto è cominciato lo scorso 1 ottobre. Il matrimonio e il ricevimento alla presenza di 70 invitati. Poi all’improvviso il colpo di scena: i due neo marito e moglie se la danno a gambe senza saldare il conto del ristorante. Ma c’è dell’altro: le nozze, riporta Il Corriere della Sera, sarebbero state tutta una messinscena.

La conferma arriva dal Comune di Ferentino, nel Frusinate, dove la cerimonia avrebbe avuto luogo. “Qui in Municipio non abbiamo nulla – spiega il sindaco Piergianni Fiorletta – Non ci risulta siano stati pubblicati gli atti. E nè io nè un mio delegato abbiamo celebrato le nozze civili“.

Stupito anche il proprietario del locale dove è avvenuto il banchetto. “Mi hanno fatto arredare – racconta – una specie di altare per un prete venuto dalla Germania. Il rito però non era religioso. Tutto si è svolto a bordo piscina, intorno alle 11. La festa è finita intorno alle 22 con tutti ubriachi. Spero almeno di recuperare i costi“.

SPOSI FUGGITI SENZA PAGARE IL BANCHETTO, INDAGA LA PROCURA

Sulla vicenda, riporta Il Messaggero, la Procura di Frosinone ha aperto un fascicolo. Il reato ipotizzato sarebbe quello di truffa. A risponderne potrebbero essere chiamati proprio i due presunti sposi. Intanto però l’uomo avrebbe iniziato a rendersi irreperibile, cancellando i propri profili dai social.

PROCESSO GINA LOLLOBRIGIDA, PIAZZOLLA SI DIFENDE

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Prime dieci sospensioni effettuate

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Rientro amaro per alcuni studenti romani che ieri hanno ripreso le lezioni in presenza, mentre sono iniziate le sospensioni per coloro coinvolti nelle recenti occupazioni. Al liceo classico Virgilio, la sanzione ha colpito un solo studente per la sua partecipazione a varie mobilitazioni, inclusa una protesta in cui è stata bruciata una foto del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Per lui sono stati disposti 10 giorni di sospensione, con la curiosità su eventuali misure disciplinari per gli altri coinvolti.

Al liceo Cavour, dieci studenti hanno subito sanzioni, la cui durata è iniziata ieri, sebbene l’obbligo di frequenza sia mantenuto. I ragazzi hanno infatti organizzato un sit-in di protesta contro le “misure di repressione”, evidenziando le punizioni disciplinari che comportano fino a 15 giorni di sospensione, ore di volontariato con la comunità di Sant’Egidio e letture di “Il maestro e Margherita” di Bulgakov e “Contro il fanatismo” di Amos Oz.

I DANNI

Il tema delle sanzioni è strettamente legato al risarcimento danni. I collettivi studenteschi stanno attivando raccolte fondi anonime per evitare che solo pochi vengano identificati come responsabili. Al Morgagni sono stati raccolti oltre 4700 euro, mentre al Virgilio la somma ha superato i tremila. Due studenti del Visconti sono stati individuati come responsabili sulla base di una foto pubblicata su Instagram e dovranno coprire un risarcimento di 7200 euro. Gli studenti di Visconti avvertono che, in caso di mancato risarcimento, potrebbero affrontare un processo penale con la costituzione di parte civile da parte del ministro Valditara.

LA RIAPERTURA

In contrasto, il rientro per gli studenti del liceo Gullace di Roma è stato più gratificante, poiché sono tornati nella sede centrale dopo due mesi di chiusura. La struttura di piazza dei Cavalieri del Lavoro era stata chiusa per lavori di messa in sicurezza sismica. Dopo disagi legati a incendi e trasferimenti, dal 7 gennaio l’edificio ha riaperto, accogliendo nuovamente studenti con 22 aule riattivate. Daniele Parrucci ha spiegato che sono stati forniti banchi e sedie mancanti, e che sono stati eseguiti interventi di manutenzione per garantire l’operatività dell’edificio in sicurezza.

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Furti e aggressioni nelle abitazioni di coppie di anziani, arrestata la banda

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Pericolosi, violenti e specializzati in furti in abitazione. Cinque banditi sono stati arrestati dai carabinieri di Frascati dopo aver messo a segno otto colpi tra Grottaferrata, Centocelle e Fidene tra l’11 e il 27 novembre. Le indagini hanno incluso pedinamenti, intercettazioni telefoniche e satellitari. La “centrale operativa” della banda era situata nel campo rom di via dei Gordiani, dove è stato arrestato il capo, Luigi D. G., di 54 anni, insieme alla compagna, Laura M., di 34 anni. Tre altri complici, già in carcere per reati analoghi, erano Valentino M., di 27 anni, Florin T. e Alex M., entrambi di 24 anni.

LA SEQUENZA

La banda operava con modalità collaudate. A bordo di una Jeep Renegade noleggiata, il capo accompagnava i complici nei luoghi dei furti, prendendo di mira abitazioni di anziane coppie. Il primo allarme era scattato l’11 novembre a Grottaferrata, dove hanno fatto irruzione in due appartamenti, rubando oggetti per un valore di 10mila euro. Una vicina, insospettita, ha fotografato la targa del veicolo, attivando il “Targa System”. Dopo, i ladri hanno continuato a colpire, aggredendo anche un anziano in casa sua il 16 novembre con minacce di morte.

SOTTO LA LENTE

Le indagini non si fermano qui. Le utenze telefoniche del capo e della compagna continuano a essere monitorate anche dopo gli arresti. I complici detenuti hanno contattato Luigi D. G. e Laura M. tramite telefoni a loro disposizione in carcere. Nelle conversazioni registrate, hanno chiesto aiuti economici e minacciato di denunciarli se non ricevessero supporto. Gli investigatori stanno dunque esaminando un secondo filone d’indagine riguardante il traffico di telefoni e sim all’interno delle carceri.

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