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Gatto calciato nella fontana, l’avvocato della 16enne denunciata: “Non è morto”

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Gatto calciato nella fontana, l’avvocato della 16enne denunciata: “Non è morto”

La minorenne responsabile del gesto atroce verso un gatto randagio, denominato “Grey”, è stata individuata e segnalata all’autorità giudiziaria.

Il video del brutale atto ha suscitato una forte reazione negativa sui social, ma l’avvocato della giovane sottolinea che l’animale non è morto. Le immagini hanno scatenato polemiche e indignazione nel paese, con minacce e insulti rivolti alla ragazza.

Il Comune di Alberobello ha preso posizione sull’accaduto attraverso un post su Facebook, chiedendo di porre fine alla gogna mediatica e sottolineando l’importanza del rispetto e della cura degli animali.

L’avvocato della minorenne ha condannato l’atto esecrabile della sua assistita, sottolineando che il maltrattamento degli animali è un gesto vile. La legale ha anche dichiarato che non ci sono prove che il gatto sia morto, in quanto testimoni oculari affermano che l’animale è riuscito a uscire dalla vasca delle acque gelide, scrollandosi di dosso l’acqua, e poi è stato preso in cura da una coppia.

La ragazza e la sua famiglia stanno affrontando una terribile campagna di odio sui social, con il loro nome e cognome esposti pubblicamente. Il legale afferma che la minorenne dovrà rispondere delle proprie azioni dinanzi a un Tribunale, mentre dovrebbe essere risparmiata da giudizi e condanne sui social, poiché ciò potrebbe comportare rischi estremi e imprevedibili.

Il caso evidenzia la necessità di un percorso rieducativo che metta al centro il rispetto e la cura degli animali, soprattutto per le fasce più giovani della comunità. La condotta deplorevole della ragazzina richiede un’attenta riflessione e un’azione educativa, oltre che una punizione legale appropriata.

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Prime dieci sospensioni effettuate

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Rientro amaro per alcuni studenti romani che ieri hanno ripreso le lezioni in presenza, mentre sono iniziate le sospensioni per coloro coinvolti nelle recenti occupazioni. Al liceo classico Virgilio, la sanzione ha colpito un solo studente per la sua partecipazione a varie mobilitazioni, inclusa una protesta in cui è stata bruciata una foto del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Per lui sono stati disposti 10 giorni di sospensione, con la curiosità su eventuali misure disciplinari per gli altri coinvolti.

Al liceo Cavour, dieci studenti hanno subito sanzioni, la cui durata è iniziata ieri, sebbene l’obbligo di frequenza sia mantenuto. I ragazzi hanno infatti organizzato un sit-in di protesta contro le “misure di repressione”, evidenziando le punizioni disciplinari che comportano fino a 15 giorni di sospensione, ore di volontariato con la comunità di Sant’Egidio e letture di “Il maestro e Margherita” di Bulgakov e “Contro il fanatismo” di Amos Oz.

I DANNI

Il tema delle sanzioni è strettamente legato al risarcimento danni. I collettivi studenteschi stanno attivando raccolte fondi anonime per evitare che solo pochi vengano identificati come responsabili. Al Morgagni sono stati raccolti oltre 4700 euro, mentre al Virgilio la somma ha superato i tremila. Due studenti del Visconti sono stati individuati come responsabili sulla base di una foto pubblicata su Instagram e dovranno coprire un risarcimento di 7200 euro. Gli studenti di Visconti avvertono che, in caso di mancato risarcimento, potrebbero affrontare un processo penale con la costituzione di parte civile da parte del ministro Valditara.

LA RIAPERTURA

In contrasto, il rientro per gli studenti del liceo Gullace di Roma è stato più gratificante, poiché sono tornati nella sede centrale dopo due mesi di chiusura. La struttura di piazza dei Cavalieri del Lavoro era stata chiusa per lavori di messa in sicurezza sismica. Dopo disagi legati a incendi e trasferimenti, dal 7 gennaio l’edificio ha riaperto, accogliendo nuovamente studenti con 22 aule riattivate. Daniele Parrucci ha spiegato che sono stati forniti banchi e sedie mancanti, e che sono stati eseguiti interventi di manutenzione per garantire l’operatività dell’edificio in sicurezza.

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Furti e aggressioni nelle abitazioni di coppie di anziani, arrestata la banda

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Pericolosi, violenti e specializzati in furti in abitazione. Cinque banditi sono stati arrestati dai carabinieri di Frascati dopo aver messo a segno otto colpi tra Grottaferrata, Centocelle e Fidene tra l’11 e il 27 novembre. Le indagini hanno incluso pedinamenti, intercettazioni telefoniche e satellitari. La “centrale operativa” della banda era situata nel campo rom di via dei Gordiani, dove è stato arrestato il capo, Luigi D. G., di 54 anni, insieme alla compagna, Laura M., di 34 anni. Tre altri complici, già in carcere per reati analoghi, erano Valentino M., di 27 anni, Florin T. e Alex M., entrambi di 24 anni.

LA SEQUENZA

La banda operava con modalità collaudate. A bordo di una Jeep Renegade noleggiata, il capo accompagnava i complici nei luoghi dei furti, prendendo di mira abitazioni di anziane coppie. Il primo allarme era scattato l’11 novembre a Grottaferrata, dove hanno fatto irruzione in due appartamenti, rubando oggetti per un valore di 10mila euro. Una vicina, insospettita, ha fotografato la targa del veicolo, attivando il “Targa System”. Dopo, i ladri hanno continuato a colpire, aggredendo anche un anziano in casa sua il 16 novembre con minacce di morte.

SOTTO LA LENTE

Le indagini non si fermano qui. Le utenze telefoniche del capo e della compagna continuano a essere monitorate anche dopo gli arresti. I complici detenuti hanno contattato Luigi D. G. e Laura M. tramite telefoni a loro disposizione in carcere. Nelle conversazioni registrate, hanno chiesto aiuti economici e minacciato di denunciarli se non ricevessero supporto. Gli investigatori stanno dunque esaminando un secondo filone d’indagine riguardante il traffico di telefoni e sim all’interno delle carceri.

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