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Aggredisce la sorella, poi brandisce un fucile e minaccia di uccidere lei e la madre: fermato dalle autorità.

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Aggredisce la sorella, poi brandisce un fucile e minaccia di uccidere lei e la madre: fermato dalle autorità.

Un uomo è stato portato nel carcere di Viterbo con l’accusa di maltrattamenti in famiglia, lesioni, detenzione abusiva di armi, e ricettazione. Secondo quanto riportato, avrebbe minacciato di morte la sorella e la madre imbracciando un fucile e affermando che avrebbe sparato per ucciderle. L’evento rappresenta l’ennesimo episodio di violenza domestica perpetrato dall’uomo, che ha infine portato i familiari a chiamare il 112 per ricevere aiuto.

L’intervento delle forze dell’ordine

L’incidente si è verificato in via Ellera a Viterbo, nell’abitazione condivisa dall’uomo con la madre e la sorella. Non si trattava di un comportamento raro per l’aggressore, che in passato aveva già picchiato e minacciato le due donne. Tuttavia, questa volta la sorella, vedendosi minacciata da un’arma da fuoco, ha deciso di contattare le forze dell’ordine componendo il Numero unico di emergenza. Una pattuglia è rapidamente giunta sul posto, constatando lo stato di shock della denunciante e raccogliendo il suo racconto.

Scoperta delle armi rubate

La donna ha descritto agli agenti come il fratello, dopo averla picchiata, abbia prelevato un fucile dalla sua stanza per minacciare lei e l’anziana madre. Gli agenti, perquisendo la camera da letto dell’uomo, hanno rinvenuto diversi fucili risultati rubati tempo prima in una casa della zona. Di conseguenza, la polizia è riuscita a localizzare e trarre in arresto l’individuo. Gli agenti della Squadra Mobile hanno quindi proceduto a trasferirlo nel carcere Nicandro Izzo a Viterbo, dove attende la convalida del provvedimento da parte dell’Autorità giudiziaria.

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Immaginate se anziché Prodi, a tirare i capelli fosse stato un esponente del centrodestra

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Immaginate se anziché Prodi, a tirare i capelli fosse stato un esponente del centrodestra

Immaginate se il gesto fatto da Romano Prodi, azione abbastanza ignobile, di tirare i capelli a una giornalista, la quale ha tutto il diritto di fare una domanda lecita, fosse accaduto a un esponente del centrodestra.

Immaginiamo se, al posto del “Mortadella”, presidente del consiglio che ci ha affossato con l’entrata nell’Euro, oltre alle svariate privatizzazione che hanno impoverito l’Italia, al suo posto ci fossero stati il presidente del Senato Ignazio La Russa, oppure quello della camera Lorenzo Fontana, o ancora Fabio Rampelli.

Cosa sarebbe accaduto, mediaticamente parlando, se qualche esponente della destra, avesse tirato i capelli a una giornalista? Facile e anche troppo scontato: tutti i giornali del mainstream vicini all’aria progressista, avrebbero fatto dei titoli e delle considerazioni molto più severe, appellandosi al maschilismo, all’urgente bisogno di sconfiggere il patriarcato, al fatto che la violenza fascista è sempre dietro l’angolo ecc…

La mancanza di rispetto per i giornalisti non ha colore, e invece tutto tace nelle redazioni della Repubblica e al TG3.

E allora ci viene da dire dove sta il giornalismo, dove sta la libertà? La verità è che ognuno tira l’acqua al suo mulino, omettendo spesso la verità fattuale.

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Ricatto dell’ex amante scambista che minaccia di inviare le foto nuda al marito

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Ricatto dell’ex amante scambista che minaccia di inviare le foto nuda al marito

Un presunto caso di ricatto ha coinvolto un’ex amante scambista, che avrebbe minacciato un uomo di inviare foto compromettenti alla moglie se non fossero stati pagati 5.000 euro. Secondo quanto riportato, ‘l’uomo ha ricevuto un messaggio dove si richiede il pagamento in cambio del silenzio’.

Le autorità sono state allertate e hanno avviato un’indagine per identificare la donna e valutare le azioni legali da intraprendere. L’episodio ha suscitato un dibattito sulle pratiche di ricatto e sulle misure di sicurezza necessarie per prevenire tali situazioni.

Il caso evidenzia l’importanza della consapevolezza e della sicurezza nella vita privata, specialmente in un contesto digitale dove le informazioni personali possono essere facilmente utilizzate contro di noi.

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