Cronaca
«In arrivo un’esplosione di eventi nelle prossime settimane!»
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La Vespa Orientalis invade Massimina Casal Lumbroso
Un episodio alarmante si è verificato nella zona di Massimina Casal Lumbroso a Roma, dove una villa ha subito l’assalto di un gran numero di insetti. La Vespa Orientalis, che ha trovato un habitat favorevole non solo nella città eterna ma anche nei suoi dintorni, si sta rivelando una grave minaccia. Andrea Lunerti, etologo esperto, ha commentato la situazione in un’intervista a “Il Messaggero”, indicando la necessità di un abbassamento delle temperature nei prossimi mesi per cercare di contenere questa invasione anche in futuro.
Dettagli dell’incidente
All’interno di un’importante villa nel settore occidentale di Roma, i proprietari hanno richiesto l’assistenza dei vigili del fuoco per la rimozione di un nido composto da circa mille esemplari di vespe, con una buona parte di essi pronta a schiudersi. A causa della gravità della situazione, gli abitanti sono dovuti rimanere fuori casa per un totale di due giorni. Lo sforzo per sbarazzarsi degli insetti ha richiesto l’impiego di un insetticida molto potente. Secondo quanto riferito da Lunerti, queste vespe hanno mostrato un’intelligenza sorprendente, apprendendo a nascondersi in luoghi nuovi, come le intercapedini. Un primo tentativo di eliminare il nido ha avuto esito negativo e sono state necessarie strategie più elaborate per garantire la sicurezza della villa, durante il quale le vespe hanno dato filo da torcere per difendere le loro regine.
Un problema crescente a Roma
I luoghi pubblici di Roma, tra cui balconi, giardini e terrazzi, sono diventati una sorta di rifugio per la Vespa Orientalis. La preoccupazione tra i residenti è in continua crescita, alimentata dall’aumento delle richieste di intervento. Questi insetti, infatti, sono ritenuti più pericolosi delle vespe europee. Recentemente sono stati avvistati in aree affollate e nelle vicinanze di rifiuti abbandonati, provocando panico e allerta in chi vive nelle vicinanze. Come spiegato da Lunerti, la ricerca di cibo e compagni da parte delle vespe è incessante, e questo le porta a proliferare in modo preoccupante in tutta la città. I nidi, spesso ubicati in posti di difficile accesso, contribuiscono a creare un ciclo difficile da interrompere, in cui le vespe cacciano altri insetti per cercare nutrimento per le loro larve.
Cronaca
Prime dieci sospensioni effettuate
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Rientro amaro per alcuni studenti romani che ieri hanno ripreso le lezioni in presenza, mentre sono iniziate le sospensioni per coloro coinvolti nelle recenti occupazioni. Al liceo classico Virgilio, la sanzione ha colpito un solo studente per la sua partecipazione a varie mobilitazioni, inclusa una protesta in cui è stata bruciata una foto del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Per lui sono stati disposti 10 giorni di sospensione, con la curiosità su eventuali misure disciplinari per gli altri coinvolti.
Al liceo Cavour, dieci studenti hanno subito sanzioni, la cui durata è iniziata ieri, sebbene l’obbligo di frequenza sia mantenuto. I ragazzi hanno infatti organizzato un sit-in di protesta contro le “misure di repressione”, evidenziando le punizioni disciplinari che comportano fino a 15 giorni di sospensione, ore di volontariato con la comunità di Sant’Egidio e letture di “Il maestro e Margherita” di Bulgakov e “Contro il fanatismo” di Amos Oz.
I DANNI
Il tema delle sanzioni è strettamente legato al risarcimento danni. I collettivi studenteschi stanno attivando raccolte fondi anonime per evitare che solo pochi vengano identificati come responsabili. Al Morgagni sono stati raccolti oltre 4700 euro, mentre al Virgilio la somma ha superato i tremila. Due studenti del Visconti sono stati individuati come responsabili sulla base di una foto pubblicata su Instagram e dovranno coprire un risarcimento di 7200 euro. Gli studenti di Visconti avvertono che, in caso di mancato risarcimento, potrebbero affrontare un processo penale con la costituzione di parte civile da parte del ministro Valditara.
LA RIAPERTURA
In contrasto, il rientro per gli studenti del liceo Gullace di Roma è stato più gratificante, poiché sono tornati nella sede centrale dopo due mesi di chiusura. La struttura di piazza dei Cavalieri del Lavoro era stata chiusa per lavori di messa in sicurezza sismica. Dopo disagi legati a incendi e trasferimenti, dal 7 gennaio l’edificio ha riaperto, accogliendo nuovamente studenti con 22 aule riattivate. Daniele Parrucci ha spiegato che sono stati forniti banchi e sedie mancanti, e che sono stati eseguiti interventi di manutenzione per garantire l’operatività dell’edificio in sicurezza.
Cronaca
Furti e aggressioni nelle abitazioni di coppie di anziani, arrestata la banda
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Pericolosi, violenti e specializzati in furti in abitazione. Cinque banditi sono stati arrestati dai carabinieri di Frascati dopo aver messo a segno otto colpi tra Grottaferrata, Centocelle e Fidene tra l’11 e il 27 novembre. Le indagini hanno incluso pedinamenti, intercettazioni telefoniche e satellitari. La “centrale operativa” della banda era situata nel campo rom di via dei Gordiani, dove è stato arrestato il capo, Luigi D. G., di 54 anni, insieme alla compagna, Laura M., di 34 anni. Tre altri complici, già in carcere per reati analoghi, erano Valentino M., di 27 anni, Florin T. e Alex M., entrambi di 24 anni.
LA SEQUENZA
La banda operava con modalità collaudate. A bordo di una Jeep Renegade noleggiata, il capo accompagnava i complici nei luoghi dei furti, prendendo di mira abitazioni di anziane coppie. Il primo allarme era scattato l’11 novembre a Grottaferrata, dove hanno fatto irruzione in due appartamenti, rubando oggetti per un valore di 10mila euro. Una vicina, insospettita, ha fotografato la targa del veicolo, attivando il “Targa System”. Dopo, i ladri hanno continuato a colpire, aggredendo anche un anziano in casa sua il 16 novembre con minacce di morte.
SOTTO LA LENTE
Le indagini non si fermano qui. Le utenze telefoniche del capo e della compagna continuano a essere monitorate anche dopo gli arresti. I complici detenuti hanno contattato Luigi D. G. e Laura M. tramite telefoni a loro disposizione in carcere. Nelle conversazioni registrate, hanno chiesto aiuti economici e minacciato di denunciarli se non ricevessero supporto. Gli investigatori stanno dunque esaminando un secondo filone d’indagine riguardante il traffico di telefoni e sim all’interno delle carceri.
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