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50mila euro di multa all’assistente sociale che non denunciò l’omicidio di una donna che non voleva prostituirsi

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50mila euro di multa all’assistente sociale che non denunciò l’omicidio di una donna che non voleva prostituirsi

Un’assistente sociale condannata per omessa denuncia

Il Tribunale di Frosinone ha emesso una condanna nei confronti di un’assistente sociale per la mancata denuncia delle violenze domestiche che hanno portato alla tragica morte di Gloria Pompili. Alla professionista è stata inflitta una multa di 50mila euro, ritenuta responsabile di non aver segnalato la situazione critica in cui viveva la giovane, costretta a prostituirsi e successivamente uccisa.

L’indagine sui servizi sociali

Dopo il femminicidio, la Procura della Repubblica di Frosinone ha avviato accertamenti per comprendere l’operato dei servizi sociali. Le indagini hanno evidenziato l’assenza di denunce formali o segnalazioni da parte dell’assistente sociale, che avrebbero potuto impedire che l’ambiente di violenza si trasformasse in tragedia.

Le condanne per il femminicidio

Il processo penale si è concluso con la condanna dei due principali responsabili: la zia di Gloria, Loide Del Prete, e il compagno Saad Mohamed Elesh Salem. La Suprema Corte di Cassazione ha inflitto pene di vent’anni e ventiquattro anni di carcere rispettivamente ai due condannati, ritenuti colpevoli di aver massacrato Gloria di fronte ai suoi figli.

Il tragico evento del 2017

Il femminicidio di Gloria Pompili risale al 24 agosto 2017. La giovane, costretta a prostituirsi, subiva l’oppressione della zia e del compagno, che la sottoponevano a continue vessazioni e violenze. La sera della sua morte, durante una lite lungo la strada dei Monti Lepini, fu brutalmente picchiata fino a perdere la vita. Questo tragico episodio ha evidenziato le gravi mancanze nel sistema di protezione delle vittime di violenza.

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Striscione fascista esposto in Curva Sud durante la partita della Roma provoca sdegno e viene ripreso in tv

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Striscione fascista esposto in Curva Sud durante la partita della Roma provoca sdegno e viene ripreso in tv

Durante la partita Roma-Monza, vinta dalla squadra giallorossa con il punteggio di 4 a 0, la Curva Sud ha esposto un grande striscione dedicato a “Paoletto” con la citazione: “Io ce resto su sta strada finché me reggheno le gambe, è co sto core e co sta faccia che so diventato grande!”. Si tratta di una frase che, sebbene non offensiva né esplicitamente riconducibile al fascismo, ha sollevato polemiche.

Il giornalista Paolo Berizzi del quotidiano La Repubblica ha evidenziato che i versi provengono dal brano “Er camerata”, scritto nel 2007 dal gruppo di estrema destra INSEDIA e pubblicato nell’album ‘Quando c’era lui’. Nonostante il testo dello striscione non contenga riferimenti evidenti al fascismo, il significato della canzone è controverso. Il brano aborda temi legati alla lealtà tra amici e alla vita di strada, esprimendo un forte attaccamento a ideali che possono risultare problematici.

La canzone completa, ricca di frasi come: “Nun s’accannano l’amici per un paro de mignotte” e “ma una cosa ne so certo, una sola l’ho capita, nun s’accanna un Camerata anche a rischio de la vita!”, riflette un contesto che potrebbe suscitare preoccupazioni. La discussione attorno allo striscione evidenzia la complessità dei simboli e dei messaggi all’interno delle culture calcistiche.

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Assalto al commissariato di Albano, incendiate 16 auto: informazioni disponibili finora

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Assalto al commissariato di Albano, incendiate 16 auto: informazioni disponibili finora

Indagini sono in corso sull’incendio doloso che ha distrutto sedici auto della polizia nel parcheggio del commissariato di Albano Laziale.

Sono 16 le automobili della polizia di Stato distrutte dalle fiamme nell’incendio divampato la scorsa notte all’interno del parcheggio del commissariato di Albano Laziale, comune dei Castelli Romani. Sulla vicenda sono in corso indagini della Digos, ed è ormai certo che il rogo sia di origine dolosa. Alcune telecamere hanno ripreso un uomo incappucciato mentre innescava il rogo.

L’attentato alla stazione di Albano Laziale e le indagini

Nel video pubblicato dal sindacato Coisp, le automobili risultano gravemente danneggiate o distrutte. Le telecamere di sicurezza hanno immortalato un uomo incappucciato mentre entrava nel parcheggio e appiccava l’incendio, probabilmente utilizzando della Diavolina. Le indagini sono attualmente in corso, e secondo Domenico Pianese, segretario del Coisp, “è abbastanza evidente che dietro questo gesto ci siano esponenti dell’area anarco-insurrezionalista, una pista che merita di essere approfondita dalle autorità competenti. Si tratta di un atto gravissimo contro le forze dell’ordine, che mette a rischio non solo gli operatori di Polizia ma anche la sicurezza della collettività”.

L’inquietante precedente: l’incendio alla stazione dei carabinieri

Solo pochi giorni fa, alcune macchine della stazione dei carabinieri di Castel Gandolfo hanno rischiato di essere distrutte dalle fiamme. Pur non essendoci elementi che collegano i due gesti, la vicinanza tra i luoghi e le modalità sembrano simili, suggerendo che non si tratti di episodi isolati. Attorno alle 4 del 9 febbraio, un carabiniere ha notato un incendio nel piazzale dove erano parcheggiate le auto di servizio. Le fiamme avevano avvolto le gomme di due automobili, ma l’intervento immediato ha evitato ulteriori danni. In quel caso, sono stati trovati inneschi e le telecamere hanno ripreso una persona incappucciata mentre scavalcava la recinzione esterna ed entrava nel piazzale.

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