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Cosa rischia il carabiniere ubriaco che ha investito i tre vigili sulla Tiburtina a Roma

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Cosa rischia il carabiniere ubriaco che ha investito i tre vigili sulla Tiburtina a Roma

Fanpage.it ha intervistato gli avvocati Maiella e Carbutti, esperti in diritto militare, sulla vicenda del carabiniere ubriaco che ha investito i tre vigili sulla Tiburtina a Roma. Ecco cosa rischia il militare oggi indagato per guida in stato di ebrezza e lesioni personali stradali gravissime.

Una sospensione temporanea dal servizio fino all’espulsione dall’Arma. È ciò che rischia il carabiniere ubriaco, che ha investito tre vigili urbani ieri sera in via Tiburtina a Roma. Uno degli agenti della polizia locale del IV Gruppo Tiburtino, Daniele Virgili, venticinque anni, ha subito l’amputazione della gamba sinistra e si trova ricoverato in prognosi riservata all’ospedale San Camillo.

Il militare libero dal servizio al volante dell’auto è risultato positivo all’alcoltest con un tasso alcolemico di 1.9 per litro nel sangue, un valore tre volte superiore al limite consentito per chi guida. Fanpage.it ha intervistato gli avvocati Maiella e Carbutti, esperti in diritto militare, per capire cosa rischia il carabiniere. Al momento è indagato per guida in stato di ebrezza e lesioni personali stradali gravissime, ma per un quadro più completo sarà necessario attendere le dimissioni di tutti e tre i vigili e l’acquisizione da parte della Procura della Repubblica delle cartelle cliniche.

Cosa rischia il carabiniere ubriaco che ha investito tre vigili?

Come sta il vigile più grave travolto da un carabiniere sulla Tiburtina a Roma

Ai sensi dell’articolo 1393 del…

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Arrestato per aver cercato di sfondare la porta di casa dell’ex fidanzata e per aver tentato di aggredire i carabinieri.

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Arrestato per aver cercato di sfondare la porta di casa dell’ex fidanzata e per aver tentato di aggredire i carabinieri.

Un uomo di 67 anni è stato arrestato per aver perseguitato l’ex compagna, tentando anche di sfondare la porta di casa sua. L’episodio è avvenuto la sera di venerdì 21 febbraio a Tor Vergata, quando la donna ha contattato il numero unico delle emergenze 112, segnalando che l’ex si stava tentando di entrare nella sua abitazione. I carabinieri sono intervenuti, arrestando l’uomo in flagranza di reato.

La dinamica

Secondo la vittima, l’ex compagno ha iniziato a colpire ripetutamente il portoncino d’ingresso con calci e pugni nel tentativo di entrare. Non accettando la fine della relazione, il 67enne ha perseguitato la donna per lungo tempo. Dopo l’ennesimo tentativo di intrusione, la vittima ha deciso di contattare le forze dell’ordine.

L’arresto

L’uomo, che si trovava in stato di ebbrezza, ha cercato di aggredire i carabinieri con una bottiglia di vetro per sfuggire al loro controllo, ma non ha causato feriti. Dopo essere stato bloccato, è stato portato in caserma per le procedure di rito e successivamente trasferito nel carcere di Regina Coeli, dove il Tribunale ha convalidato il suo arresto.

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Decesso dopo il parto a Rieti, scattano indagini per un risarcimento di quasi 2 milioni di euro dalla Asl

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Decesso dopo il parto a Rieti, scattano indagini per un risarcimento di quasi 2 milioni di euro dalla Asl

Le indagini sono state avviate a Rieti in seguito al risarcimento di 1,8 milioni di euro da parte della Asl alla famiglia di una paziente deceduta dopo un parto cesareo. La Corte dei Conti sta esaminando il caso.

Dettagli della vicenda

Una donna è morta dopo un intervento di parto cesareo presso l’ospedale San Camillo De Lellis a Rieti. Inizialmente, la paziente aveva manifestato dolore e gonfiore addominali. Tuttavia, i medici non hanno ritenuto necessario effettuare ulteriori controlli. A causa di ciò, si erano sviluppate gravi complicazioni, tra cui un’emorragia interna che ha reso urgente un’isterectomia, la quale è stata eseguita con un ritardo di sette ore, portando alla morte della donna.

Le conseguenze legali

Due medici sono stati condannati per omicidio colposo in merito all’accaduto, mentre una dottoressa, che ha sempre proclamato la propria innocenza, ha presentato ricorso in Cassazione. Nonostante siano trascorsi oltre dieci anni, la vicenda legale non si è ancora conclusa.

Indagine della Corte dei Conti

Secondo quanto riportato da la Repubblica, la Asl di Rieti è stata condannata in primo grado come responsabile civile e ha presentato reclamo in Corte d’Appello, dove il procedimento rimane aperto. In aggiunta ai procedimenti penali e civili già avviati, è stato avviato un procedimento davanti alla Corte dei Conti per chiedere un risarcimento per danno erariale nei confronti dei medici coinvolti, in relazione all’incapacità di salvare la paziente.

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