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Caos traffico alla Stazione Pigneto, proteste dei cittadini per i troppi disagi e i lavori lunghissimi

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Caos traffico alla Stazione Pigneto, proteste dei cittadini per i troppi disagi e i lavori lunghissimi

Recentemente, un’assemblea ha visto i cittadini esprimere “perplessità” riguardo al progetto della stazione ferroviaria del Pigneto, definito “che impegna notevoli risorse pubbliche e produce forti disagi”.

I lavori per la realizzazione della stazione sono iniziati dopo una lunga fase di progettazione, caratterizzata da bandi d’appalto che sono andati spesso deserti. Tuttavia, i residenti, già alle prese con problemi di traffico nel quartiere, si mostrano scettici riguardo al progetto.

Preoccupazioni dei residenti

Durante l’assemblea, i cittadini hanno sottolineato “un progetto, che impegna notevoli risorse pubbliche e produce forti disagi, ma che, al momento, non prevede l’apertura a breve della galleria di collegamento tra metro e ferrovia”. Inoltre, è stato lamentato il “limite all’effetto rete” per la mancanza di marciapiedi per la fermata sulla seconda linea e per la distanza della fermata del trenino (futura Linea G) da quella della metro C.

Criticità della viabilità

La situazione del traffico attorno a Piazzale Prenestino rimane critica, con i residenti che affermano “senza che le modifiche parziali della viabilità e alle aree di parcheggio proposte dal Comitato di Quartiere siano state prese in considerazione”. Inoltre, lamentano l’assenza di alternative da parte di Roma Mobilità.

Richieste al Comune

Secondo i comitati di quartiere, “è essenziale rendere pubblico il cronoprogramma dei lavori” e sviluppare un nuovo piano della viabilità. Si richiede anche “rendere pubblici i progetti della stazione di scambio” e “aprire un tavolo di confronto e un percorso di partecipazione reale”. Inoltre, i residenti esprimono preoccupazione per il previsto termine di 1800 giorni di lavori, che equivarrebbe a cinque anni di cantiere.

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Perizia sui telefonini di Camilla Sanvoisin: la verità negli ultimi messaggi con il fidanzato riguardo alla sua morte

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Perizia sui telefonini di Camilla Sanvoisin: la verità negli ultimi messaggi con il fidanzato riguardo alla sua morte

La Procura della Repubblica di Roma ha avviato una perizia sugli smartphone di Camilla Sanvoisin e del fidanzato Giacomo Celluprica, nella speranza di ottenere informazioni rilevanti sui messaggi scambiati, per ricostruire le ultime ore di vita della giovane, trovata morta nella sua abitazione il mattino di venerdì 13 febbraio. Gli esiti della perizia sono attesi entro un mese, mentre l’indagine prosegue per stabilire le cause della morte, che è attualmente considerata come conseguenza di un altro reato.

Dettagli sulla sera della morte

Il fidanzato di Camilla ha riferito agli inquirenti che entrambi avrebbero assunto eroina la sera prima del tragico evento. Ha raccontato di essersi addormentato dopo aver consumato la sostanza e di essersi svegliato senza rendersi conto che Camilla non respirava più, portandolo a contattare i soccorsi. Nella loro abitazione è stato trovato del metadone.

Testimonianze e sviluppi delle indagini

La proprietaria del consorzio in cui viveva la coppia ha dichiarato che una collaboratrice domestica avrebbe notato che Camilla stava male già nel pomeriggio, prima dell’assunzione della sostanza. Inoltre, grazie ai tabulati telefonici, è stato rintracciato un presunto spacciatore che avrebbe venduto droga al fidanzato, risiedente a Tor Bella Monaca. Le indagini continueranno con gli esami istologici e tossicologici sulla salma di Camilla, per individuare con precisione le cause dell’arresto cardiaco che ha portato alla sua morte.

Senza segni di violenza

I primi accertamenti non hanno rivelato segni di violenza né fori da iniezione. Tra le ipotesi formulate, si sospetta che l’eroina potesse essere stata contaminata con benzodiazepine o fentanyl. Le indagini sono ancora in corso e restano in attesa dei risultati degli esami.

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Minacciata di morte dalla moglie: “Ti do ai miei amici e ti faccio prostituire”

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Minacciata di morte dalla moglie: “Ti do ai miei amici e ti faccio prostituire”

Un uomo di 47 anni è stato condannato a tre anni e tre mesi di carcere dal Tribunale di Roma per maltrattamenti e stalking nei confronti della moglie. L’uomo è stato ritenuto responsabile di una serie di violenze fisiche e psicologiche, minacce di morte e comportamenti ossessivi.

Tra le azioni più gravi, l’imputato minacciava la donna dicendole: “Ti do gratis ai miei amici, che ti fanno prostituire”. La vittima, come riportato dal Corriere della Sera, ha subito una spirale di violenze che includevano aggressioni fisiche, umiliazioni e pedinamenti. Numerosi episodi di violenza sono stati documentati in sede processuale.

Minacce di morte e aggressioni

L’imputato, accusando la moglie di tradimenti, l’ha minacciata con frasi come: “Se mi lasci ti ammazzo”. Le aggressioni comprendevano pugni e schiaffi, oltre a tentativi di controllo sulla sua vita, come il clonare il telefonino della donna. La situazione é degenerata quando lui stesso ha contattato i carabinieri, affermando: “Venite, altrimenti ammazzo mia moglie o la faccio ammazzare da qualcun altro”. L’intervento delle forze dell’ordine, seguito dalla denuncia della vittima, ha avviato le indagini che hanno portato al processo e alla conseguente condanna dell’uomo.

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