Attualità
Una fontana dello Zodiaco di Ostia salvata dalle mareggiate da una mega scogliera di 350 metri.

La Regione Lazio ha pianificato la realizzazione di una scogliera artificiale lunga 350 metri per proteggere il lungomare di Ostia, specificamente tra la fontana dello Zodiaco e la piscina dello stabilimento Kursaal. Questo intervento, comunicato tramite una nota ufficiale, sarà a cura del dipartimento regionale alla Tutela del territorio, al demanio e al patrimonio.
L’installazione della scogliera soffolta, progettata per contrastare le forti mareggiate, sarà posizionata a circa 15 metri dalla costa con dimensioni di 5 metri di larghezza e 2 metri di altezza. L’assessore al Demanio, Fabrizio Ghera, ha descritto l’opera come un “intervento straordinario” volto a garantire la sicurezza della Fontana dello Zodiaco e del trampolino del Kursaal. Ghera ha anche annunciato il completamento di due opere per contrastare l’erosione costiera prima dell’inizio dell’estate, tra cui il ripristino della soffolta nel tratto che va dalla rotonda di piazzale Magellano fino al canale dei Pescatori, e un ripascimento con 180 mila metri cubi di sabbia nel tratto che va dal canale dei Pescatori fino alla Rotonda.
Tuttavia, il vicepresidente dell’Assemblea Capitolina, Paolo Ferrara, e Adriano Zuccalà, capogruppo del Movimento 5 Stelle alla Regione Lazio, esprimono preoccupazione riguardo all’efficacia della scogliera. Hanno avvertito che “la scogliera artificiale può avere senso soltanto se si tratta di una soluzione a breve termine” e hanno sottolineato la necessità di un “serio studio scientifico” per sviluppare soluzioni sostenibili. Secondo loro, le scogliere potrebbero trasferire i danni da erosione alle spiagge limitrofe, minacciando aree di grande valore naturale come Castel Porziano e ponendo dubbi sui piani della Regione Lazio.
Attualità
Perizia sui telefonini di Camilla Sanvoisin: la verità negli ultimi messaggi con il fidanzato riguardo alla sua morte

La Procura della Repubblica di Roma ha avviato una perizia sugli smartphone di Camilla Sanvoisin e del fidanzato Giacomo Celluprica, nella speranza di ottenere informazioni rilevanti sui messaggi scambiati, per ricostruire le ultime ore di vita della giovane, trovata morta nella sua abitazione il mattino di venerdì 13 febbraio. Gli esiti della perizia sono attesi entro un mese, mentre l’indagine prosegue per stabilire le cause della morte, che è attualmente considerata come conseguenza di un altro reato.
Dettagli sulla sera della morte
Il fidanzato di Camilla ha riferito agli inquirenti che entrambi avrebbero assunto eroina la sera prima del tragico evento. Ha raccontato di essersi addormentato dopo aver consumato la sostanza e di essersi svegliato senza rendersi conto che Camilla non respirava più, portandolo a contattare i soccorsi. Nella loro abitazione è stato trovato del metadone.
Testimonianze e sviluppi delle indagini
La proprietaria del consorzio in cui viveva la coppia ha dichiarato che una collaboratrice domestica avrebbe notato che Camilla stava male già nel pomeriggio, prima dell’assunzione della sostanza. Inoltre, grazie ai tabulati telefonici, è stato rintracciato un presunto spacciatore che avrebbe venduto droga al fidanzato, risiedente a Tor Bella Monaca. Le indagini continueranno con gli esami istologici e tossicologici sulla salma di Camilla, per individuare con precisione le cause dell’arresto cardiaco che ha portato alla sua morte.
Senza segni di violenza
I primi accertamenti non hanno rivelato segni di violenza né fori da iniezione. Tra le ipotesi formulate, si sospetta che l’eroina potesse essere stata contaminata con benzodiazepine o fentanyl. Le indagini sono ancora in corso e restano in attesa dei risultati degli esami.
Attualità
Minacciata di morte dalla moglie: “Ti do ai miei amici e ti faccio prostituire”

Un uomo di 47 anni è stato condannato a tre anni e tre mesi di carcere dal Tribunale di Roma per maltrattamenti e stalking nei confronti della moglie. L’uomo è stato ritenuto responsabile di una serie di violenze fisiche e psicologiche, minacce di morte e comportamenti ossessivi.
Tra le azioni più gravi, l’imputato minacciava la donna dicendole: “Ti do gratis ai miei amici, che ti fanno prostituire”. La vittima, come riportato dal Corriere della Sera, ha subito una spirale di violenze che includevano aggressioni fisiche, umiliazioni e pedinamenti. Numerosi episodi di violenza sono stati documentati in sede processuale.
Minacce di morte e aggressioni
L’imputato, accusando la moglie di tradimenti, l’ha minacciata con frasi come: “Se mi lasci ti ammazzo”. Le aggressioni comprendevano pugni e schiaffi, oltre a tentativi di controllo sulla sua vita, come il clonare il telefonino della donna. La situazione é degenerata quando lui stesso ha contattato i carabinieri, affermando: “Venite, altrimenti ammazzo mia moglie o la faccio ammazzare da qualcun altro”. L’intervento delle forze dell’ordine, seguito dalla denuncia della vittima, ha avviato le indagini che hanno portato al processo e alla conseguente condanna dell’uomo.
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