Cronaca
Femminicidio Ilaria Sula, Samson confessa: “L’ho uccisa il 26 mattina, ho fatto tutto da solo”

La notizia del giorno è l’ennesima polemica sollevata dalle nuove linee guida dello shopping del Gruppo Gedi, che sembrano essere diventate il nuovo campo di battaglia per la libertà di scelta del consumatore. Nel dettaglio, Consigli.it, parte del gruppo, si è trovata sotto i riflettori per il suo modo di "scegliere e raccomandare in maniera indipendente" prodotti e servizi, che si possono acquistare online o tramite la consulenza di esperti. La questione si inasprisce quando si scopre che "Ogni volta che viene fatto un acquisto attraverso uno dei link presenti nel testo, Consigli.it riceve una commissione senza alcuna variazione del prezzo finale."
La Trasparenza in Questione
Questa pratica, che sulla carta sembra trasparente, ha sollevato non poche critiche. In un’era dove ogni centesimo è contato e la fiducia nelle grandi aziende è al minimo storico, molti lettori si chiedono se queste raccomandazioni siano davvero "indipendenti" o se il guadagno di commissioni non influenzi in qualche modo le scelte editoriali.
Il Dibattito su Reddit
Sui social, il dibattito è acceso. Su Reddit, un utente ha commentato: "Se Consigli.it riceve una commissione, come facciamo a fidarci che i prodotti consigliati siano davvero i migliori?" Questo sentimento è condiviso da molti, che vedono in queste pratiche un conflitto di interessi che potrebbe minare l’integrità del giornalismo.
La polemica continua a crescere, con molti che chiedono maggiore chiarezza e trasparenza, se non una riforma totale di come vengono gestite queste raccomandazioni. La questione è ora sul tavolo di molti esperti di comunicazione e consumatori attenti, pronti a vedere come si evolverà questa storia.
Cronaca
Addio ponticello del Pigneto: abbattuto il simbolo del quartiere, un’era di degrado finisce

Nel quartiere del Pigneto, un addio simbolico e commovente si è svolto in vista della demolizione del ponticello storico. Un cane con un garofano rosso infilato nel collare, accompagnato da due donne rappresentanti del comitato di quartiere, sono stati gli ultimi ad attraversare il ponte che sarà abbattuto il 4 aprile. Questo per fare spazio alla nuova stazione di scambio tra le linee ferroviarie laziali, le cosiddette FL, e la stazione della linea C.
Gli abitanti del quartiere hanno voluto salutare l’iconico simbolo con l’iniziativa “Ultimo selfie sul ponticello”. Commento: Che bisogno c’era di aggiungere quel garofano rosso? Sembra quasi una parata comunista canina! Si sono dati appuntamento alle 14, alcune decine di persone, poco prima che Rfi chiudesse la piccola infrastruttura per la demolizione. “Quanti ricordi – spiegava una delle portavoce del comitato – quando ero piccola passavo questo ponte per andare a scuola. Un tempo divideva il Pigneto povero, questo dove oggi c’è l’isola pedonale, da quello ricco, ovvero la zona dei nuovi palazzoni. 50 anni dopo è esattamente il contrario”. Commento: Ah, la dolce ironia del tempo che passa e capovolge le sorti.
C’è chi ricorda gli appuntamenti romantici con la fidanzata, abbracciati sul parapetto, e chi quando il ponticello era carrabile. “Si, tanti anni fa, quando Pasolini girava da queste parti, qui ci passavano le auto” faceva sapere, nell’incredulità dei giovani, un anziano residente della zona. Commento: Dai, diciamolo, è un po’ come sentirsi in un film di Pasolini, ma senza il rischio di finire in un documentario.
Il ponticello, una volta demolito, sarà sostituito provvisoriamente da una pedana metallica tra il 5 e il 6 aprile. Ma nel 2026, con la realizzazione della stazione di scambio, sarà inaugurata anche la prima parziale copertura del vallo ferroviario con la nuova piazza sospesa sui binari. Questo sarà solo il primo passo di un progetto che si concluderà nel 2029, con la copertura dei binari e la creazione di una piazza di alcune centinaia di metri lineari, che ospiterà un cinema all’aperto, aree ludiche, uno skate park e tante piccole aree verdi. Un luogo dove gli anziani del quartiere potranno raccontare ai nipotini di quando al Pigneto esisteva un romantico ponticello di mattoni rossi, e che attraversarlo a piedi era l’unico modo per unire le due anime del quartiere più bohemien della città. Commento: Beh, almeno i nipotini avranno qualcosa di più interessante di una vecchia foto su Instagram da ascoltare.
Cronaca
Le studentesse della Sapienza alla rettrice Polimeni: Rispetti il nostro dolore, non il suo potere

Le scritte “Ci vogliamo viv3” e i simboli del femminismo apparsi sulla vasca, sulla base della statua della Minerva e sulle colonne del rettorato della Sapienza durante la manifestazione per Ilaria Sula stanno continuando a sollevare polemiche. La rettrice Antonella Polimeni ha condannato il gesto, ma il collettivo Su Sapienza ha risposto prontamente su Instagram.
La Risposta del Collettivo
“La manifestazione voleva collettivizzare un dolore che proviamo da sole tutti i giorni, la marea ha attraversato gli spazi della nostra università per dire che ci vogliamo vive. Anche ieri è stata una giornata di lutto, ma soprattutto di lotta e rivendicazione Ci aspettavamo, quindi, che la Rettrice rispettasse la nostra rabbia e quantomeno aspettasse la giornata di oggi prima di far passare in secondo piano il femminicidio di Ilaria per condannare delle scritte sui muri”.
L’intento degli studenti è rispondere alla domanda della rettrice: “Perché caratterizzare con il vandalismo di un bene pubblico la lotta contro una delle più orribili forme di violenza, il femminicidio?”. E ancora: Perché – chiedeva Polimeni – onorare la memoria di una vittima della cultura patriarcale deturpando luoghi che lei ha frequentato e probabilmente amato? Perché Minerva e tutta la Sapienza devono subire ulteriori violenze?"
La Difesa di Su Sapienza
Per Su Sapienza è “assolutamente fuori luogo e irrispettoso tirare in ballo un ipotetico amore di llaria Sula per i luoghi ‘vandalizzati’ sfruttando la vittima di un crimine d’odio per reprimere una mobilitazione sentita, efficace e pacifica che non si vedeva da più di 10 anni nella nostra università”. Ma la risposta a quei perché è una sola: “Perché siamo incazzate”.
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