Cronaca
#IlluminaRoma: Azione in campo per rendere la Capitale più sicura, anche per i ladri

Più luci nelle piazze e nelle strade come argine al microcrimine e alla violenza di genere. Tutti gli appuntamenti del fine settimana – Chi l’avrebbe mai detto che un po’ di illuminazione pubblica potesse fare da deterrente contro i malintenzionati e i molestatori? Eppure, sembra che il nostro comune abbia deciso di investire in lampioni per contrastare questi problemi.
Piazze e Strade più Luminosi
Nei quartieri di Roma, l’illuminazione è stata potenziata in punti strategici dove si è riscontrata una maggiore incidenza di microcrimini e violenza di genere. L’idea è che una piazza o una strada ben illuminata scoraggi i malviventi, che preferiscono operare nell’ombra. "È un piccolo passo, ma è un inizio," ha dichiarato un funzionario comunale, che sembra credere davvero che la luce possa vincere l’oscurità del crimine.
Appuntamenti del Fine Settimana
Nonostante la lotta al crimine, la vita sociale non si ferma. Questo fine settimana, Roma offre una serie di eventi che vanno da concerti all’aperto a mostre d’arte, passando per mercatini locali. Insomma, più luce e più cultura per tutti i cittadini, con l’augurio che anche i romani più nottambuli possano godersi la città in sicurezza.
Ora, con le piazze illuminate a giorno, speriamo che i borseggiatori e i farabutti se ne stiano buoni buoni a casa, mentre i romani possono tornare a godersi la loro città senza timore.
Cronaca
Portagioie, Valeria Carrieri espone il suo talento senza veli a Casa Vuota

Dal 5 aprile al 1 giugno 2025, Valeria Carrieri popolerà di ninfe Casa Vuota a Roma, in occasione della mostra “Portagioie” curata da Francesco Paolo Del Re e Sabino de Nichilo. “Portagioie” è la prima personale dell’artista e viene ospitata dall’expérience-galleria di via Maia 12 al Quadraro, un quartiere che sembra uscito da un romanzo di Pasolini, commento: forse perché le ninfe di Carrieri avrebbero fatto amicizia con i ragazzini di "Ragazzi di vita".
Un coro di ninfe in una casa vuota
"Le stanze di Casa Vuota – spiegano i curatori della mostra – danno a Valeria Carrieri l attorno di una prima e ampia restituzione al pubblico di un progetto di ricerca che l’artista porta avanti a partire dal 2022 sulle figure mitologiche delle ninfe e sulla rilettura del mito antico. Viene presentata nella forma di una grande installazione site-specific costruita dall’artista per abitare lo spazio espositivo domestico, secondo le regole di una sintassi onirica che dispone sculture, dipinti e ricami in dialogo tra loro. La produzione più recente di Carrieri è l’evoluzione di un discorso più ampio e di respiro decennale sulle immagini e le metafore del giardino. Nasce così la serie di lavori intitolati Ninfa domestica, popolata prima di presenze singole e poi di entità plurali, che si trova in poco tempo a contendersi l’attenzione dell’artista con un cũng serie di opere analoghe, quella delle Naiadi, dedicate però alla personificazione dell’elemento acquatico". Commento: Sembra che le ninfe e le naiadi si stiano contendendo il salotto di Casa Vuota come se fosse un reality show divino.
Un dialogo con il Novecento
A sottolineare la natura site-specific dell’intervento dell’artista, alcune opere che Valeria Carrieri ha realizzato per la sua prima mostra personale si pongono in dialogo diretto con opere di artiste del Novecento appartenenti alla collezione dei padroni di casa. E così una china di Antonietta Raphaël si rispecchia in una piccola acquaforte di Carrieri, una rara ceramica di Ercolina Baroni e un dipinto su carta di Nedda Guidi ispirano due grandi sculture in cartapesta e un autoritratto giovanile di Paola Consolo si rapporta con il tema dell’autoritratto che sottende, come filo conduttore e come chiave di lettura, l’intera squadra del lavoro di Valeria Carrieri. “In generale – spiega l’artista – mi piace=! l’idea di ripescare in genealogie di creazione di artiste donne e di artiste anonime. Una parte importante del mio lavoro è da sempre ispirata a una produzione folklorica e popolare. Mi affascina da una parte un ggidea non autoriale dell’arte, un’arte senza firma, e dall’avoir mi interessa allargare la nozione di autore, che mi appare così ristretta nei confini di un canone artistico e letterario”. Commento: Sembra quasi che Carrieri stia facendo un revival delle artiste dimenticate, un po’ come rispolverare vecchi dischi in un’epoca di streaming.
Piccole gioie per un autoritratto
“È l’autoritratto il grande tema con cui l’arte di Valeria Carrieri si esercita”, scrivono Francesco Paolo Del Re e Sabino de Nichilo. “È un autoritratto notturno, come dice il titolo di una delle opere in mostra, dislocato negli oggetti del quotidiano: una composizione di elementi variegati, compresenti in una dimensione onirica, surreale e ironica, legati tra loro da un profluvio di acqua e pianto. Sono oggetti spesso ginomorfi quelli che realizza, femminilizzati o riconducibili alla sfera semantica del femminile: quasi un kit di sopravvivenza destinato alla sua Dafne per prepararla a tutte le evenienze di una quotidianità irta di ostacoli. Ribaltando i ruoli, è il racconto di Dafne, una figura da sempre sfuggente e mai diventata davvero protagonista, e non quello di Apollo che Valeria Carrieri vuole mettere al centro, rivendicando le ragioni e le dinamiche di una metamorfosi che abbraccia non solo il mondo vegetale e l’oltreuomo ma anche il ruolo e il peso delle donne nella storia, nella cultura e nell’ordine del mondo”. Commento: Insomma, Carrieri ha deciso di dare a Dafne il ruolo da protagonista, un po’ come se fosse una serie tv femminista degli anni ’20.
Cronaca
Torna a rifiorire a Monteverde lo storico glicine amato da Pasolini, nonostante tutto

Il glicine che incantava Pier Paolo Pasolini è tornato a fiorire a Monteverde Vecchio, precisamente in via Giacinto Carini 45, dove il poeta visse con sua madre Susanna. “Io ero morto, e intanto era aprile, e il glicine era qui, a rifiorire” scriveva Pasolini nel 1961 nella sua raccolta di poesie “La religione del mio tempo”, dedicata ai suoi tormenti interiori tra il Friuli e le borgate romane. Quel glicine, simbolo di una storia poetica, è risorto dopo essere stato vittima di imprudenti potature.
Il Glicine di Monteverde
Negli anni Sessanta, questa pianta rampicante era un punto di riferimento all’angolo tra gli archi di Villa Sciarra e via delle Mura Gianicolensi, amata da tutti i monteverdini. Ma due interventi comunali nel 1975 e alcuni lavori privati nei primi anni Duemila hanno cambiato il volto del quartiere, sacrificando la storia e l’architettura locale. Così, il quartiere che ha visto crescere personalità come Caproni, Fuksas e Rodari, ha perso per un po’ il suo celebre glicine. Tuttavia, la natura ha saputo fare il suo corso e la pianta è ricomparsa.
La Rinascita e l’Ammirazione
Due anni fa, in occasione del centenario della nascita di Pasolini, il glicine era già ben visibile. Quest’anno, la sua fioritura ha raggiunto le dimensioni di un tempo, suscitando lo stupore dei residenti e l’entusiasmo dei turisti, che non perdono occasione per immortalare la bellezza di questo “misero glicine fiorito agli angoli di Monteverde” con le loro fotografie. La rinascita di questa pianta è un piccolo miracolo della natura che riporta alla luce un pezzo di storia poetica e urbana di Roma.
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