Cronaca
Roma,scritta Vergogna incisa su bimba, indaga la Procura
Scritta Vergogna incisa su bimba. Il riprovevole episodio sarebbe avvenuto in una scuola romana

Scritta Vergogna incisa su bimba. Sul caso sono al lavoro i magistrati capitolini, che hanno aperto un fascicolo. L’ipotesi di reato a carico degli eventuali coinvolti è lesioni volontarie aggravate dal razzismo. La vicenda avrebbe avuto inizio lo scorso novembre. A farla venire alla luce l’esposto presentato dai genitori della piccola, 3 anni, di origine cinese. La coppia ha notato infatti sul corpo della figlia la scritta ‘Xiu’, parola che nella lingua del paese asiatico significa appunto ‘vergogna’.
SCRITTA VERGOGNA INCISA, LE INDAGINI
Immediate sono così partite le indagini per far luce sui contorni dell’accaduto. La scritta, incisa con uno spillo, sarebbe andata via dopo circa 3 settimane. Sul registro degli indagati sarebbe finito un insegnante, impiegato presso un asilo in zona Garbatella. L’uomo non sarebbe tuttavia coinvolto, come lui stesso ha dimostrato dinanzi agli inquirenti. Dagli uffici di piazzale Clodio prosegue dunque la ricerca del responsabile, che potrebbe essere individuato anche attraverso un incidente probatorio.
Cronaca
Farmacista 53enne investita mentre attraversava sulle strisce pedonali

Sangue sulle strade di Roma. Una donna di 53 anni, la farmacista Anna Maria Russo, è morta dopo alcuni giorni di agonia per le ferite riportate dopo essere stata investita in piazza San Giovanni Bosco il 26 marzo. Alla guida dell’auto c’era una donna italiana di 73 anni. Sul posto per i rilievi e gli accertamenti di rito sono intervenuti gli agenti della polizia locale di Roma Capitale, mentre gli operatori del 118 hanno trasportato la ferita al policlinico di Tor Vergata in codice rosso.
Anna Maria Russo uccisa sulle strisce
Subito in gravi condizioni, è stata portata prima al policlinico di Tor Vergata, quindi al Gemelli dov’è stata operata. Tra il primo e il due aprile il suo cuore ha smesso di battere e oggi, nella parrocchia di San Policarpo, all’Appio Claudio, dove abitava, saranno celebrati i funerali. Ora la polizia locale di Roma Capitale sul caso indaga per omicidio stradale. Anna Maria era molto conosciuta al quartiere Trieste, dove lavorava. La sera del 26 marzo scorso, poco prima delle 21, stava attraversando la strada sulle strisce pedonali fra piazza San Giovanni Bosco e via Marco Fulvio Nobiliore, a Don Bosco, quando è stata travolta. Da capire ora se la donna al volante dell’auto fosse o meno al cellulare. Commento: Ecco cosa succede quando gli anziani continuano a guidare. Forse è il caso di rivedere le leggi sulla patente per gli over 70?
Approfondimenti
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Cronaca
Farmaci e dispositivi medici (per 65 chili) rubati in ospedale per fare visite private, operatore sanitario a domicilio con braccialetto elettronico

In un’operazione che sembra uscita direttamente da un film di mafia, i carabinieri dell’Aliquota Operativa della Compagnia di Anzio hanno arrestato un operatore socio sanitario di 59 anni, impiegato presso l’ospedale “Riuniti” di Anzio/Nettuno, con l’accusa di peculato. L’uomo, approfittando del suo ruolo, ha sottratto circa 65 chili di farmaci e presidi medici dall’ospedale per usarli illegalmente durante l’orario di lavoro, fornendo cure a domicilio ai pazienti in cambio di denaro, ovviamente senza alcuna autorizzazione.
Domiciliari con braccialetto elettronico per peculato
Le indagini, condotte con metodi che farebbero arrossire anche James Bond, hanno rivelato che l’operatore si assentava ingiustificatamente dal lavoro per recarsi a casa dei suoi "clienti" e offrire prestazioni sanitarie con il materiale rubato. Dopo averlo beccato subito dopo una di queste "visite", i carabinieri hanno trovato su di lui alcuni strumenti sanitari. Una perquisizione a casa sua ha portato al rinvenimento di oltre 250 dispositivi e medicinali, tutti destinati all’uso esclusivo ospedaliero, accumulati per scopi personali o illeciti.
Sequestro e arresti domiciliari
Tutto il materiale, per un totale di circa 65 kg, è stato sequestrato. L’uomo è ora agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico, come disposto dal Tribunale di Velletri, che ha convalidato l’arresto. Tumore al seno, le terapie e il rischio recidiva: il 50% delle pazienti interrompe le cure prima del tempo – ma questa è un’altra storia. Commento: Ecco a cosa si riduce il servizio sanitario quando i dipendenti decidono di fare i furbetti.
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